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Il Barcellona non può vendere la maglia di Lewandowski 🥶 #Shorts #Lewandowski #Barcellona
Il Barcellona non può vendere la maglia di Lewandowski 🥶 #Shorts #Lewandowski #Barcellona

La domanda di divise targate Lewandowski ha colto impreparato il Barcellona, che ora dovrà correre ai ripari per evitare danni maggiori 😬



Il DIAVOLO in PARADISO ||| Il cammino INCREDIBILE del MILAN di Pioli
Il DIAVOLO in PARADISO ||| Il cammino INCREDIBILE del MILAN di Pioli

#ildiavoloinparadiso #Cronachedispogliatoio Il DIAVOLO in PARADISO ||| Il cammino INCREDIBILE del MILAN di Pioli 🔘 Iscriviti 🔘 https://www.youtube.com/channel/UCfmCGVXfpAMSi4PP8kqWlbA?sub_confirmation=1 🔥Twitch 🔥 https://www.twitch.tv/cronache_di_spogliatoio ◻ Instagram ◻ https://www.instagram.com/cronache_di_spogliatoio/ ◼ Facebook ◼ https://it-it.facebook.com/cronachedispogliatoio/ 💬 Twitter https://twitter.com/cronachetweet ®Sito Web https://www.cronachedispogliatoio.it/ 📱Scarica la nostra APP https://www.cronachedispogliatoio.it/app/



Il GENOA dei MIRACOLI ||| L'IMPRESA di Anfield
Il GENOA dei MIRACOLI ||| L'IMPRESA di Anfield

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ANCELOTTI al MILAN ||| Il maestro della CHAMPIONS
ANCELOTTI al MILAN ||| Il maestro della CHAMPIONS

#Ancelotti #Milan #Calciomercato 🔘 Iscriviti 🔘 https://www.youtube.com/channel/UCfmCGVXfpAMSi4PP8kqWlbA?sub_confirmation=1 🔥Twitch 🔥 https://www.twitch.tv/cronache_di_spogliatoio ◻ Instagram ◻ https://www.instagram.com/cronache_di_spogliatoio/ ◼ Facebook ◼ https://it-it.facebook.com/cronachedispogliatoio/ 💬 Twitter https://twitter.com/cronachetweet ®Sito Web https://www.cronachedispogliatoio.it/ 📱Scarica la nostra APP https://www.cronachedispogliatoio.it/app/ ANCELOTTI al MILAN ||| Il maestro della CHAMPIONS Si dice che non bisogna mai tornare nei posti dove si è stati felici. Per un allenatore è ancora più vero. Prendete Sacchi e Capello, che a metà anni Novanta hanno commesso l'errore di farsi prendere dalla nostalgia e sono andati a schiantarsi uno dopo l'altro contro un Milan senza capo né coda. Carlo Ancelotti li conosce bene. Eppure è proprio quello che sta facendo, pensa, mentre si fa lentamente la barba prima di uscire di casa: sta tornando a Parma, di cui è già stato allenatore buono ma non ottimo, non abbastanza per essere confermato, dal 1996 al 1998. A soli 42 anni è già la rappresentazione plastica della parabola discendente. Il Parma sta perdendo colpi, ha venduto Buffon e Thuram alla Juventus e l'idea era di sostituirli soffiando a peso d'oro Toldo e Rui Costa alla derelitta Fiorentina. Ma invano: il blitz non è riuscito, i giocatori hanno rifiutato il trasferimento, Parma rimane sempre una piazza di secondo o terzo piano per i big. Capello, per esempio. Nel 1996 aveva già sottoscritto una bozza d'accordo con il presidente Pedraneschi, aveva già dato il suo assenso informale ad allenare una squadra di smisurate ambizioni a caccia del primo scudetto, era andato a cena a fine marzo per limare gli ultimi dettagli, poi... “mi dispiace, non vengo più”. Leggenda vuole che dopo la cena fosse stato assalito dalla depressione alla vista delle vie del centro, spente e desolate. E allora il Parma dovette ripiegare... su Ancelotti. Mah, tornare a Parma. Ancora pochi mesi e verrà fuori in tutto il suo clamore il gigantesco bluff perpetrato per anni da Calisto Tanzi. È decimo in classifica, a due punti dal quartultimo posto, con giocatori senza sale come Micoud o Milosevic, o incompiuti come Hidetoshi Nakata che la Roma ha sbolognato senza troppi rimpianti, pur essendo entrato nei due-gol scudetto nello scontro diretto contro la Juve... di Ancelotti. Ma che stai facendo, Carletto? Com'è che la discesa sta andando così velocemente? Sei mesi fa eri alla Juventus, è vero, non hai vinto niente, e in Italia se arrivi due volte secondo, magari sommando 144 punti in due campionati come hai fatto tu, sei doppiamente perdente: ti porti dietro non solo la sconfitta, ma anche la puzza di sfiga, la derisione per esserti illuso e poi ritrovato con un pugno di mosche. È questo senso di abitudine alla sconfitta che non dev'essere piaciuto a Moggi e Giraudo, oltre al fatto che Ancelotti non è mai stato uno “di loro”. I tifosi non l'hanno mai sopportato, paragonandolo al maiale: come se maiale fosse un insulto, detto a un emiliano poi. Il suo stile pacioso mal si concilia con quell'attitudine da coltello tra i denti che bisogna avere quando alleni la Juventus. Al passivo anche un grave errore di valutazione, il non accorgersi che Thierry Henry non era un semplice esterno, da schierare a volte addirittura a tutta fascia, ma qualcosa di più. Eppure, se ci fosse stata la pazienza e l'attenzione di osservare bene, ci si sarebbe accorti dell'ottimo lavoro fatto sul giovane Zambrotta, del lustro restituito a Zidane dopo la stagione anonima post Francia '98, della ricostruzione di Del Piero che era finito sotto un treno dopo l'infortunio al ginocchio e gli errori davanti a Barthez nella finale di Euro 2000. Invece è stato cacciato in malo modo, al culmine di una conferenza stampa farsesca che era iniziata con gli applausi dei giornalisti, un onore che non era mai stato riservato nemmeno a Trapattoni, ed era finita con Moggi che dava la colpa dell'esonero di Ancelotti alla carta stampata. Eppure a nemmeno quarant'anni era stato scelto per dare ordini al meglio del meglio che c'era in Italia allora, Del Piero e Zidane, Trezeguet e Pippo Inzaghi. A proposito, Pippo, come l'hai tirato male quel rigore.



La NOTTE in cui l’ITALIA scoprì ANTONIO CASSANO ||| Una stagione da DIO
La NOTTE in cui l’ITALIA scoprì ANTONIO CASSANO ||| Una stagione da DIO

#Bari #Cassano #Cronachedispogliatoio 🔘 Iscriviti 🔘 https://www.youtube.com/channel/UCfmCGVXfpAMSi4PP8kqWlbA?sub_confirmation=1 🔥Twitch 🔥 https://www.twitch.tv/cronache_di_spogliatoio ◻ Instagram ◻ https://www.instagram.com/cronache_di_spogliatoio/ ◼ Facebook ◼ https://it-it.facebook.com/cronachedispogliatoio/ 💬 Twitter https://twitter.com/cronachetweet ®Sito Web https://www.cronachedispogliatoio.it/ 📱Scarica la nostra APP https://www.cronachedispogliatoio.it/app/ La NOTTE in cui l’ITALIA scoprì ANTONIO CASSANO ||| Una stagione da DIO Questa rubrica si chiama “Una stagione da Dio” e quindi per definizione dovrebbe raccontare i momenti brevi ma intensissimi in cui squadre medio-piccole, per un anno intero, hanno vissuto la vertigine dell'alta classifica, di una finale di Coppa, eccetera eccetera. Ma sappiamo bene che ci sono tante altre squadre che non sono riuscite a raggiungere nemmeno il penultimo scalino verso il paradiso. Per esempio, il Bari. Bari è la città italiana più grande a non aver mai partecipato alle Coppe Europee. 317 mila abitanti, uno degli snodi commerciali più importanti del Mediterraneo, ma mai una qualificazione: miglior piazzamento in serie A, un settimo posto nel 1947. Qualche volta ci aveva anche provato, per esempio all'inizio degli anni Novanta, quando aveva speso oltre dieci miliardi per portare in Italia un ottimo giocatore come David Platt, stella dell'Inghilterra ai Mondiali di Italia '90: era finita con un'incredibile e amarissima retrocessione in serie B. Da quel momento la proprietà dei Matarrese aveva deciso di non fare più il passo più lungo della gamba, non volendo più andare, nella migliore delle ipotesi, oltre una monotona permanenza nella colonna di destra della classifica. Il Bari è una delle squadre yo-yo per eccellenza del calcio italiano, una lunga serie di promozioni e retrocessioni e poi ancora promozioni e retrocessioni. Non ha mai avuto una vera “stagione da Dio”, al massimo una lunga serie di giornate e serate di grazia da raccontare ai nipotini. Questo è il grande cruccio dei tifosi baresi, a cui sono sempre state negate le emozioni provate da piazze più piccole, che so, Parma, Udine, Vicenza, Bergamo... Eppure, almeno per una notte, freddissima e caldissima insieme, dalle “finestre” del San Nicola – lo stadio-astronave di Renzo Piano – sembrò spalancarsi il mare di un futuro diverso. Manca una settimana a Natale, all'ultimo Natale del secolo. È il 18 dicembre 1999, un sabato sera. Strade intasate dallo shopping pre-natalizio della città più “milanese” del Sud Italia. Come diceva quel film degli anni Ottanta con Massimo Boldi e Teo Teocoli: “Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi”. A volte però è vero il contrario, nel senso: ci sono anche dei milanesi che a Bari ultimamente si trovano molto male. Parliamo dell'Inter, che contro i pugliesi hanno perso tutte le ultime quattro partite di campionato: due a San Siro, due al San Nicola. Con esiti anche nefasti per la classifica finale come per esempio nella stagione 1997-98, che è passata alla storia come il campionato del duello con la Juve, lo scontro Ronaldo-Iuliano, eccetera, dimenticando che la Juve ha vinto lo scudetto con cinque punti di vantaggio sull'Inter, uno in meno di quelli che l'Inter ha lasciato al Bari: sei su sei. Nelle sfide Inter-Bari il mondo spesso e volentieri si è rovesciato: il sudafricano Phil Masinga si è scoperto molto più efficace di Ronaldo, che nella sua stagione d'esordio ha dovuto subire a San Siro la spietata marcatura del marocchino Rachid Neqrouz. Altri giocatori qualunque sono diventati incubi, come lo svedese Osmanovsky o la sconosciuta ala destra Gianluca Zambrotta, pescato al Como, in serie C, dal direttore sportivo Carlo Regalia. Ma la sera del 18 dicembre 1999 le distanze sembrano un po' più nette: intanto l'Inter si è riassestata attorno al miglior allenatore italiano degli ultimi cinque anni, Marcello Lippi, e a una campagna acquisti faraonica che ha portato in nerazzurro Angelo Peruzzi, Christian Panucci, Laurent Blanc, Gigi Di Biagio, Vladimir Jugovic, l'esterno sinistro greco Georgatos e dulcis in fundo il centravanti più forte del mondo, Bobo Vieri. Viene da una sconfitta immeritata in casa della Juventus ma è in piena corsa per lo scudetto, staccata di cinque punti dalla coppia Lazio-Juve. Il Bari, invece, è a pezzi, soprattutto in attacco: la classifica gli sorride – settimo posto, con margine già rassicurante sulle ultime quattro posizioni – ma per la partitissima contro l'Inter dovrà fare a meno dei suoi unici tre attaccanti in rosa. 00:00 Il Bari 1999/2000 02:14 18 Dicembre 1999 15:40 FantAntonio 21:38 Post Scriptum



ZICO all’Udinese ||| Quando il più FORTE del MONDO giocava in FRIULI
ZICO all’Udinese ||| Quando il più FORTE del MONDO giocava in FRIULI

#Zico #Udinese #Calciomercato 🔘 Iscriviti 🔘 https://www.youtube.com/channel/UCfmCGVXfpAMSi4PP8kqWlbA?sub_confirmation=1 🔥Twitch 🔥 https://www.twitch.tv/cronache_di_spogliatoio ◻ Instagram ◻ https://www.instagram.com/cronache_di_spogliatoio/ ◼ Facebook ◼ https://it-it.facebook.com/cronachedispogliatoio/ 💬 Twitter https://twitter.com/cronachetweet ®Sito Web https://www.cronachedispogliatoio.it/ 📱Scarica la nostra APP https://www.cronachedispogliatoio.it/app/ ZICO all’Udinese ||| Quando il più FORTE del MONDO giocava in FRIULI Attorno alla stagione 1982 83 dell'Udinese c'è una curiosa leggenda metropolitana. Ne ha scritto Sportweek nel 2019, l'hanno riportata in tanti: quell'anno l'Udinese non riusciva mai a vincere in casa e spesso era successo che i tiri dalla distanza si foss ero stampati sulla traversa. A segnalare la cosa era stato soprattutto Ivica Surjak, attaccante jugoslavo che era uno dei due stranieri in Friuli, insieme al libero brasiliano Edinho . Surjak, da buon tiratore di punizioni, aveva voluto vederci chiaro sulla reale altezza delle porte del Friuli. Aveva segnalato la cosa all'allenatore, Enzo Ferrari, ed era saltato fuori che in effetti le traverse erano di cinque centimetri più basse rispetto alla misura regolamentare di 2 metri e 44. A metà stagione avevano si stemato le cose, cambiando le porte in gran segreto, per evitare una raffica di 0 2 a tavolino. Sarà vero? Le cronache dei giornali riportano solo due traverse casalinghe dell'Udinese, e una sola traversa di Surjak, in uno 0 0 contro il Napoli ma sapete come si dice, mai rovinare una bella storia con la verità. Siamo nel 1983 e ormai da due anni la Serie A ha finalmente concesso la possibilità di acquistare calciatori stranieri . La riapertura delle frontiere ha riacceso i riflettori sul campionato italian o , che adesso è il punto di riferimento di tutto il calcio mondiale: aver vinto i Mondiali l'anno prima ha dato ulteriore lustro al nostro pallone, al quale guardano i fenomeni sudamericani. Nella stagione successiva al trionfo spagnolo hanno giocato in se rie A due peruviani, due uruguaiani, quattro argentini e quattro brasiliani, ma non il pezzo migliore della collezione: un fuoriclasse da 630 gol in carriera, capocannoniere del campionato brasiliano 1980 e 1981, che non ha vestito altre maglie se non l a n umero 10 del Flamengo e della Seleçao, quella che gli è stata strappata da Claudio Gentile in un duello leggendario allo stadio Sarrià di Barcellona: il Pelé bianco, Arthur Antunes Coimbra, detto Zico. Non che il calcio italiano non ci abbia provato. Per p rimo si era mosso il Milan, primavera 1981, con un tentativo rapidamente scivolato nel patetico. Nelle intenzioni doveva essere il grande colpo per festeggiare il ritorno in serie A dopo la retrocessione per il Totonero: a 28 anni Zico era il più forte del mondo, a inizio maggio aveva segnato il gol decisivo nella prima vittoria a Wembley del Brasile dopo 60 anni. Tre giorni dopo aveva fatto il bis a Parigi contro la Francia. Il problema però era che il Milan aveva concentrato tutti gli sforzi economici sul giocatore puntando a comprarlo “a parametro zero”, come si direbbe oggi, in un clima sempre più ostile da parte dei media locali: Gianni Rivera aveva anche ottenuto l'ok di Zico, ma la società aveva offerto ben poco al Flamengo che a fine maggio irrita to dall'avarizia degli italiani aveva annunciato il rinnovo del contratto del giocatore, con un ingaggio da quasi un miliardo e 400 milioni di lire. Una figuraccia: Rivera e il presidente Colombo erano volati in Brasile a prendere Zico senza considerare il rischio di tornare a casa a mani vuote. “Giochi senza frontiere, senza rispetto dei tifosi”, aveva scritto all’epoca il Guerin Sportivo. L'allargamento da uno a due stranieri per squadra a partire dal 1982 aumenta le possibilità e le suggestioni. Il Bra sile è terra di conquista anche grazie al lavoro incessante di spregiudicati emissari che contattano direttamente i giocatori, incantandoli con promesse di ingaggi da favola. Zico è l'oggetto di desiderio di molti, a cominciare dall'Inter, che sostituirebb e volentieri il deludente Juary con “o Galinho” (il galletto) per le sue movenze eleganti e l'andatura a testa alta palla al piede. Un inviato speciale dell'Inter viene avvistato a Rio de Janeiro, ma niente da fare. Ci pensa anche la Roma, alle prese con u na complicatissima trattativa di rinnovo per Falcao. Ci pensa persino la neopromossa Lazio, per bocca del presidente in pectore Giorgio Chinaglia, che in un'intervista al settimanale “Oggi” annuncia di aver trovato un accordo con Zico. 00:00 L'Udinese 82-83 02:44 Tentativo fallito 08:40 La trattativa 18:50 La sentenza



CICCIO CAPUTO ||| Dalla PRIMA CATEGORIA alla NAZIONALE
CICCIO CAPUTO ||| Dalla PRIMA CATEGORIA alla NAZIONALE

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Il MISTERO dei PALI NERI nel Mondiale ‘78 ||| Una foto, una storia
Il MISTERO dei PALI NERI nel Mondiale ‘78 ||| Una foto, una storia

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