I grandi artisti sostenevano che la prima regola dell’Arte è l’illusione, quella sensazione che aleggiava a casa Dinamo dopo quattro prestazioni tutte in crescendo, con Napoli e Virtus Bologna pur perdendo e quelle vincenti con Venezia e Varese. Ha ragione coach Bucchi, imbufalito in sala stampa, che da gran signore non vuole sentir parlare di Covid o puntare il dito contro qualche giocatore, parla di squadra, di identità, di spirito, nei suoi occhi serpeggia quella delusione e quella rabbia di chi pensava di aver trovato una luce in fondo al tunnel dell’oblio. La partita di Cremona ricaccia indietro la Dinamo come un gambero rosso, non solo per il risultato negativo ma per la prestazione, che tolto uno sprazzo nel secondo quarto rimane pesantemente insufficiente. Le paure della Vanoli, reduce da sei ko consecutivi, dalle positività e dagli infortuni, sembrano un macigno da cui Sassari può trarre grande giovamento, il +11 del 15’ è un’ulteriore grande illusione. L’anima italiana della squadra di Galbiati basta e avanza per girare la partita come una frittata, Pecchia distrugge tutto quello che vede, la sua energia è contagiosa, Poeta inventa, Spagnolo ha personalità, già all’intervallo si sente odore di partita che cambia. E così accade, Mekowulu viene spazzato via da Dime, Cremona spinge e ci crede, la Dinamo annaspa e si aggrappa a Gentile e DeVecchi, Treier da pivot va molto meglio di chi dovrebbe giocare in quel ruolo, ma è troppo poco. Ogni volta che Sassari prova a rientrare, Cremona infila le dita nel burro del 1vs1 al ferro in tutti modi, secco, con i backdoor, con i contropiedi o le seconde opportunità. A furia di prendere schiaffi e provare a rimanere in piedi il tempo scorre, il Banco ci prova più per inerzia che per fiducia, Stefano e Jack illudono, 4/5 del quintetto sono seduti meritatamente nel momento clou del match, la zona non produce dividendi e dentro l’area Sassari va sotto. Pecchia ne combina di tutti i colori, affonda il colpo per un successo pesantissimo in chiave salvezza. Per la Dinamo un grosso passo indietro in una settimana che prevede altre due delicatissime sfide con la Fortitudo e con Trento. Tantissimo ovviamente passa dall’atteggiamento che era stato super nelle ultime apparizioni, tantissimo passa dalla capacità di resettare e di seguire gli esempi di chi indica la strada, tantissimo passa dal capire che se lotti, combatti, sei in partita emotivamente allora diventi una squadra pericolosa per tanti, altrimenti ti guardi indietro e non c’è nessuno con cui tu possa non perdere. Non ti devi fermare mai quando parti ad handicap, devi sempre mantenere alta l’asticella, anche se perdi il ritmo, anche se ritorna il Covid, gli alibi fanno parte dei deboli, la legge del taglione è ancora peggio, noi stiamo con chi ha rotto la lavagnetta in un time out per la frustrazione e la delusione di vedersi passare davanti un’occasione senza neanche provare a prenderla. Purtroppo la mente distrugge le nostre illusioni, il cuore le ricostruisce da capo.
Nel lunch match della 15 esima giornata del campionato di serie A, la Dinamo rende visita alla Vanoli Cremona, reduce da 6 sconfitte consecutive prima dello stop per Covid, complice anche i tanti infortuni all’interno del roster lombardo. Banco, che ha vinto le ultime due partite con Venezia e Varese e non perde con Cremona da 6 partite, l’ultima vittoria dei padroni di casa risale al 2018-2019. Unico assente l’americano Malcolm Miller. Galbiati e Bucchi, entrambi insieme a Molin assistenti di Sacchetti in Nazionale, si affrontano per la 2^ volta, mentre Logan è a 3 assist da quota 300 con la maglia della Dinamo. Il primo quarto sembra ancora precampionato dopo lo stop forzato per il Covid, si fatica a trovare il ritmo, Robinson prova la prima accelerata (6-12 con 5 punti e 2 assist) ma l’energia di Pecchia e la sostanza di Dime sotto canestro tengono attaccate Cremona. Bucchi ha poco da Mekowulu e cerca risorse dalla panchina, dopo il +5 di fine primo quarto, Logan apre il fuoco con due triple consecutive che danno al Banco il primo break del match, sbaglia aperto dall’angolo quella del +13, ma Sassari sembra poter scappare. Treier è fondamentale da n.5 (7 punti con 4 rimbalzi), la Dinamo va con il quintetto piccolo (senza né Mekowulu o Diop), la bomba dell’estone vale il 32-21 dopo aver aperto un parziale di 8-0. Ma nel momento di massima difficoltà, Poeta, in affanno fino a quel momento, illumina la rimonta di Cremona con 5 assist, Pecchia (12 punti) è immarcabile e cambia inerzia alla partita, il 14-4 Vanoli fa male, Sassari non trova più fluidità in attacco, il 7/22 da due è una croce pesante da portare, all’intervallo c’è solo un punto di vantaggio. Cremona esce dallo spogliatoio con la voglia di portare a casa la vittoria, Dime mette a nudo tutti i limiti mentali e fisici di Mekowulu (1/9 dal campo) Spagnolo detta il ritmo, un mostruoso Pecchia, autore di 28 punti (massimo in carriera con 10/12 dal campo 6/7 ai liberi, 9 rimbalzi, 5 assist e 8 falli subiti) con un incredibile 48 di valutazione devasta la difesa del Banco che non ha niente dai suoi centri, da Burnell e Kruslin, lasciati presto in panchina. L’anima italiana della Vanoli produce lo strappo che costringe la Dinamo ad un’affannosa rincorsa. Bucchi ci prova con l’animo di Devecchi e l’orgoglio di Gentile (15 pts e 4 assist) ma è troppo poco, la zona 3-2 non funziona, Cremona (31/45 da due) punisce ogni errore di Sassari che sbanda dentro l’area, Logan (11 punti con 3/11) funziona a strappi, il Banco tira con il 36% dal campo e non punge, arriva sempre a 7-8 punti ma non dà mai l’impressione di poter cambiare volto al match. Gli ultimi 10’ sono un up e down che allunga solo l’agonia di Sassari, Poeta (11 punti e 7 assist) gestisce i possessi importanti, 7 punti consecutivi di Pecchia chiudono l’incontro, la Vanoli interrompe la striscia negativa, mentre per la Dinamo una severa lezione e un chiaro ridimensionamento dopo le ultime prestazione con tanti, troppi giocatori senza nerbo e presenza in campo.
Il racconto del match tra Dinamo e Ludwigsburg con il Banco che tiene i tedeschi a 27 punti nel primo tempo per poi subire il 14-0 del Riesen che cambia il match. Sul 42-47 la svolta, le triple di Bendzius, le giocate di Battle, il duo Logan-Treier e la difesa di Gentile ribaltano il confronto con un micidiale contro break di 20-4. Nel finale, nonostante un grande Simon, Sassari ha più birra e riapre i giochi qualificazione
Umana Reyer: Casarin, Stone 16, Tonut 15, Daye 20, De Nicolao 5, Campogrande ne, Vidmar 6, Chappell 4, Mazzola 3, Cerella 10, Watt 5, Jerrells 9. All. De Raffaele. Banco di Sardegna: Spissu 7, Bilan 26, Treier, Chessa ne, Kruslin 15, Happ 7, Katic 7, Re ne, Burnell 6, Bendzius 16, Gandini ne, Gentile 7. All. Pozzecco. Con una partita che entra di diritto nella storia orogranata, l’Umana Reyer corona nei secondi finali un’incredibile rimonta sul Banco di Sardegna Sassari, battuto 93-91 in Gara5 al Taliercio e 3-2 nella serie di quarti. Saranno così gli orogranata, tra 24 ore, ad affrontare Milano nella serie di semifinale scudetto (sesta consecutiva !!!)
Banco di Sardegna: Spissu 20, Bilan 4, Treier, Chessa, Kruslin 3, Happ 8, Katic 13, Re, Burnell 6, Bendzius 25, Gandini, Gentile 7. All. Pozzecco. Umana Reyer Venezia: Casarin, Stone 8, Tonut 8, Daye 7, De Nicolao 9, Campogrande ne, Vidmar 3, Chappell 11, Mazzola, Cerella, Watt 13, Jerrells 14. All. De Raffaele. Ci vorrà la bella di giovedì sera al Taliercio per definire la quarta semifinalista dei playoff scudetto 2020/21. Anche in Gara4 il fattore campo viene difeso, con il Banco di Sardegna Sassari che impatta la serie battendo l’Umana Reyer Venezia 86-73.
Esistono cose nella vita che vanno al di là del razionale, cose che comunque vada ti lasciano il segno dentro. Non abbiamo vinto una Coppa o lo Scudetto, ma siamo tornati ad emozionarci veramente, a sognare, a credere che lo sport e la propria squadra del cuore possano muovere sentimenti pazzeschi e unire le persone. Il fiume umano davanti al palazzetto rappresenta il simbolo dell’identità di un popolo che si identifica nell’orgoglio di questi ragazzi, che chiudono a chiave le porte della propria casa e costringono Venezia ad andare alla “bella” per arrivare in semifinale playoff e sfidare l’Olimpia milionaria. Dal Paradiso all’Inferno e ritorno, così si può sintetizzare gara 4 con De Raffaele che lancia anche il totem Vidmar al posto di Fotu e ripropone Jerrells, mentre Poz chiede a Kruslin e Burnell di stringere i denti e giocare. Nonostante il canestro rotto da Treier in riscaldamento e il ritardo di 20 mins, Il fuoco e la fame del Banco producono un altro avvio devastante, dopo tre minuti di autentica tensione, Bendzius (25 punti assoluto MVP con 5/9 da 3p) inizia la sparatoria, Bilan (0/5 in avvio) fa una fatica terribile ma Sassari trova risorse ovunque, difende duro e sfrutta il 3/18 iniziale dal campo di Venezia, che va sotto 23-6 al 11’ con la tripla di quello che sarà un altro eroe di gara 4, ovvero Toni Katic (13 punti con 3/3 da 3p e 4 assist) e al buon impatto di Happ. Sembra la fotocopia di gara 3, invece Venezia cambia quintetti, mischia le carte con le zona e produce la rimonta con i due giocatori di maggior talento ovvero Jerrells (14 punti con 4/9 da 3p) e Daye. La Dinamo barcolla perde il filo del discorso e non segna più, la Reyer prima sorpassa poi va negli spogliatoi con tutta l’inerzia a favore grazie al gioco da 3 punti di Tonut. Il 3° quarto sembra scrivere i titoli di coda, Venezia affonda il colpo, alza terribilmente le percentuali, Watt, Chappell e la fisicità di Stone mettono in grande difficoltà la Dinamo che non riesce ad opporsi. Nel momento peggiore con le spalle al muro sul 44-56, il Banco trova non si sa dove le energie per tornare in partita, Bendzius è pazzesco per tutto quello che fa in campo, Katic è l’emblema di questo gruppo, mentre Spissu (20 punti con 3/5 da 3p e 5 assist) con il cuore, il talento, la voglia di non mollare spinge la Dinamo, micidiale 13-0 e sorpasso che cambia tutto. Venezia prova a resistere, si gioca colpo su colpo, è una battaglia nella battaglia, episodi, dettagli, emozioni, gli arbitri sono bravissimi a tenere in pugno il match e a pescare Daye nel più ingenuo degli antisportivi (storie con Bendzius che risalgono dai match di Eurocup contro il Rytas), Sassari ha ancora la forza di dare una spallata, quella decisiva, Burnell e Gentile sono fondamentali, Bilan è comunque determinante anche con la spia della benzina assolutamente rossa, Bendzius, Spissu e Katic sono il magico tris che vale la “bella”. Una notte memorabile di quelle da Dinamo, la macchina del tempo si ferma ancora una volta al PalaSerradimigni, si ferma ad ammirare gli occhi dei tifosi pieni di felicità, quelli dei bambini con la maglietta dei loro campioni, quelli del Poz che torna ad emozionarsi come un tempo. Questo non è il calcio, nè il TG1, questo è il basket con la Dinamo e la sua gente che hanno regalato ancora una volta la possibilità di sognare, di credere nelle favole, già perché comunque vada, anche in anno disgraziato che ha messo tutti in ginocchio, questo popolo ha già vinto. Solo due squadre hanno rimontato dallo 0-2 ai playoff su 35 serie, sembra qualcosa di impossibile, ma questa squadra ha 7 vite e proverà a compiere l’ennesimo passo dentro la storia.
Banco di Sardegna: Spissu 10, Bilan 18, Treier ne, Chessa, Kruslin 20, Happ 13, Katic, Re ne, Burnell 16, Bendzius 12, Gandini ne, Gentile 6. All. Pozzecco. Umana Reyer: Casarin 3, Stone 4, Bramos, Tonut 24, Daye, De Nicolao 6, Campogrande 11, Clark 13, Mazzola 8, Possamai ne, Fotu 5, Watt 14. All. De Raffaele. Una Umana Reyer incerottata non sfigura al PalaSerradimigni, dove però arriva la prima sconfitta in campionato del 2021, ed è anche sfortunata nell’uscire battuta 96-88, punteggio che rovescia la differenza canestri nello scontro diretto a favore del Banco di Sardegna Sassari.