ASCOLI-CROTONE 2-1 ~ UNA SCONFITTA CHE SA DI SERIE C MA FINO ALL’ULTIMO MAI MOLLARE
ASCOLI-CROTONE 2-1 ~ UNA SCONFITTA CHE SA DI SERIE C MA FINO ALL’ULTIMO MAI MOLLARE

In questo video andiamo a parlare della sconfitta del Crotone al “Del Duca” contro l’Ascoli per 2 a 1. Segnano Falasco e Maistro per l’Ascoli mentre segna Kone per il Crotone



Fiorenzuola-Padova, Pavanel: “Finché la matematica ce lo concederà continueremo a crederci"
Fiorenzuola-Padova, Pavanel: “Finché la matematica ce lo concederà continueremo a crederci"

Sala Stampa Fiorenzuola-Padova, Mister Pavanel: “Finché la matematica ce lo concederà continueremo a crederci. Non perdiamo da 14 partite, ne abbiamo vinte cinque delle ultime sei, stiamo facendo tanti punti, ma non bastano e non dobbiamo mollare”



Bari 3-3 Catania | Highlights | Serie C, Girone C 2021-22
Bari 3-3 Catania | Highlights | Serie C, Girone C 2021-22

Sarebbe servito Gianni Di Marzio con il suo spirito partenopeo, la battuta pronta, la capacità di sdrammatizzare. Sarebbe servito lui, il tecnico dei 40 mila all’Olimpico scomparso ieri, per prendere per il verso giusto questo 3-3 di Bari. Un risultato che è lo specchio del Catania di oggi. Coraggioso e sbadato, generoso e fragile. Emozionante, nel bene e nel male. Prima di tutto, però, il pari del San Nicola dice una cosa. La più importante: il Catania è vivo. E lo è grazie a un cuore enorme, quel cuore che sta permettendo a questo gruppo di ragazzi di restare sul pezzo nonostante la dichiarazione di fallimento, l’esercizio provvisorio, il bando per la vendita del ramo sportivo del club, un mercato improntato al contenimento dei costi. Abbastanza per ammazzare un toro. O per mollare con l’aiuto di un alibi di ferro. E invece no. I rossazzurri se la giocano eccome mettendo seriamente in difficoltà una capolista tutt’altro che irreprensibile. | 23° Giornata di Serie C, Girone C 2021-22 Questo è il canale ufficiale della pagina Rossazzurri Si Nasce, dove potrai avere accesso ai momenti salienti, alle interviste, alle notizie ed altri contenuti multimediali per rimanere aggiornato sulle ultime novità riguardanti il Calcio Catania. Iscriviti al canale e seguici anche su altri social quali: - Instagram: https://www.instagram.com/rossazzurri... - Facebook: https://www.facebook.com/rossazzurri.... - TikTok: https://vm.tiktok.com/ZMe8v89AM/​​​​​... 🔴🔵🐘 Rossazzurri Si Nasce: Sempre e solo, Calcio Catania



Highlights di Sir Safety Perugia - Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia (3-0)
Highlights di Sir Safety Perugia - Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia (3-0)

Nel quadro della decima giornata del campionato di SuperLega, i padroni di casa della Sir Safety Perugia si sono imposti 3-0 (25-21, 25-22, 25-13) dopo un’ora e 26 minuti di gioco, in cui è stata apprezzabile la voglia di non mollare mai da parte della Tonno Callipo ancora priva dell'opposto Nishida.



SIVIGLIA-SALISBURGO 1-1 QUATTRO RIGORI IN 42 MINUTI! LILLE-WOLFSBURG 0-0 YILMAZ L’ ULTIMO A MOLLARE!
SIVIGLIA-SALISBURGO 1-1 QUATTRO RIGORI IN 42 MINUTI! LILLE-WOLFSBURG 0-0 YILMAZ L’ ULTIMO A MOLLARE!

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Jorginho, la storia dell'eroe che ha portato l'Italia in finale e il segreto dei suoi rigori
Jorginho, la storia dell'eroe che ha portato l'Italia in finale e il segreto dei suoi rigori

Ha attraversato mezzo mondo, andando a vivere a 15 anni in un monastero pur di giocare a calcio. Era sul punto di mollare tutto, ma sua madre, a più di 9mila km di distanza, non l’ha lasciato solo, lei che gli ha impartito le prime lezioni di calcio, spronandolo a non rinunciare ai propri sogni: “Dovevamo mangiare le stesse cose per tre giorni di fila e in inverno non avevamo l’acqua calda. Avrei voluto mollare, ma mia madre fu fondamentale perché mi disse di stringere i denti”. Ha calciato il rigore più importante della carriera come se fosse la cosa più naturale del mondo. Con un saltello ha spiazzato il portiere avversario e fatto esplodere di gioia 60 milioni di italiani, perché Jorginho ha imparato che sono le cose semplici quelle che ti fanno superare i momenti difficili. Con la maglia del Chelsea ha alzato al cielo la Coppa che sognava fin da bambino, ma è con i colori dell’Italia che Jorginho ha raggiunto l’apice della sua carriera: “In questo lungo periodo l'Italia ha sofferto e penso che questo sport possa darti grandi emozioni, fare felice il popolo italiano è quello che cerchiamo di fare sempre". https://youmedia.fanpage.it/video/ak/YOhmsuSwxz7WUABM



UNA DINAMO DA LIBRO CUORE AGGUANTA VENEZIA
UNA DINAMO DA LIBRO CUORE AGGUANTA VENEZIA

Esistono cose nella vita che vanno al di là del razionale, cose che comunque vada ti lasciano il segno dentro. Non abbiamo vinto una Coppa o lo Scudetto, ma siamo tornati ad emozionarci veramente, a sognare, a credere che lo sport e la propria squadra del cuore possano muovere sentimenti pazzeschi e unire le persone. Il fiume umano davanti al palazzetto rappresenta il simbolo dell’identità di un popolo che si identifica nell’orgoglio di questi ragazzi, che chiudono a chiave le porte della propria casa e costringono Venezia ad andare alla “bella” per arrivare in semifinale playoff e sfidare l’Olimpia milionaria. Dal Paradiso all’Inferno e ritorno, così si può sintetizzare gara 4 con De Raffaele che lancia anche il totem Vidmar al posto di Fotu e ripropone Jerrells, mentre Poz chiede a Kruslin e Burnell di stringere i denti e giocare. Nonostante il canestro rotto da Treier in riscaldamento e il ritardo di 20 mins, Il fuoco e la fame del Banco producono un altro avvio devastante, dopo tre minuti di autentica tensione, Bendzius (25 punti assoluto MVP con 5/9 da 3p) inizia la sparatoria, Bilan (0/5 in avvio) fa una fatica terribile ma Sassari trova risorse ovunque, difende duro e sfrutta il 3/18 iniziale dal campo di Venezia, che va sotto 23-6 al 11’ con la tripla di quello che sarà un altro eroe di gara 4, ovvero Toni Katic (13 punti con 3/3 da 3p e 4 assist) e al buon impatto di Happ. Sembra la fotocopia di gara 3, invece Venezia cambia quintetti, mischia le carte con le zona e produce la rimonta con i due giocatori di maggior talento ovvero Jerrells (14 punti con 4/9 da 3p) e Daye. La Dinamo barcolla perde il filo del discorso e non segna più, la Reyer prima sorpassa poi va negli spogliatoi con tutta l’inerzia a favore grazie al gioco da 3 punti di Tonut. Il 3° quarto sembra scrivere i titoli di coda, Venezia affonda il colpo, alza terribilmente le percentuali, Watt, Chappell e la fisicità di Stone mettono in grande difficoltà la Dinamo che non riesce ad opporsi. Nel momento peggiore con le spalle al muro sul 44-56, il Banco trova non si sa dove le energie per tornare in partita, Bendzius è pazzesco per tutto quello che fa in campo, Katic è l’emblema di questo gruppo, mentre Spissu (20 punti con 3/5 da 3p e 5 assist) con il cuore, il talento, la voglia di non mollare spinge la Dinamo, micidiale 13-0 e sorpasso che cambia tutto. Venezia prova a resistere, si gioca colpo su colpo, è una battaglia nella battaglia, episodi, dettagli, emozioni, gli arbitri sono bravissimi a tenere in pugno il match e a pescare Daye nel più ingenuo degli antisportivi (storie con Bendzius che risalgono dai match di Eurocup contro il Rytas), Sassari ha ancora la forza di dare una spallata, quella decisiva, Burnell e Gentile sono fondamentali, Bilan è comunque determinante anche con la spia della benzina assolutamente rossa, Bendzius, Spissu e Katic sono il magico tris che vale la “bella”. Una notte memorabile di quelle da Dinamo, la macchina del tempo si ferma ancora una volta al PalaSerradimigni, si ferma ad ammirare gli occhi dei tifosi pieni di felicità, quelli dei bambini con la maglietta dei loro campioni, quelli del Poz che torna ad emozionarsi come un tempo. Questo non è il calcio, nè il TG1, questo è il basket con la Dinamo e la sua gente che hanno regalato ancora una volta la possibilità di sognare, di credere nelle favole, già perché comunque vada, anche in anno disgraziato che ha messo tutti in ginocchio, questo popolo ha già vinto. Solo due squadre hanno rimontato dallo 0-2 ai playoff su 35 serie, sembra qualcosa di impossibile, ma questa squadra ha 7 vite e proverà a compiere l’ennesimo passo dentro la storia.



Dalla SERIE B allo SCUDETTO ||| La FAVOLA della SAMPDORIA
Dalla SERIE B allo SCUDETTO ||| La FAVOLA della SAMPDORIA

In collaborazione con UC Sampdoria Scritto e prodotto da Giulio Incagli Gianluca Fraula Stefano Bagnasco 🔘 Iscriviti 🔘 https://www.youtube.com/channel/UCfmCGVXfpAMSi4PP8kqWlbA?sub_confirmation=1 🔥Twitch 🔥 https://www.twitch.tv/cronache_di_spogliatoio ◻ Instagram ◻ https://www.instagram.com/cronache_di_spogliatoio/ ◼ Facebook ◼ https://it-it.facebook.com/cronachedispogliatoio/ 💬 Twitter https://twitter.com/cronachetweet ®Sito Web https://www.cronachedispogliatoio.it/ 📱Scarica la nostra APP https://www.cronachedispogliatoio.it/app/ #sampdoria #seriea #sampdoro #mancini #vialli #coppiadelgol #lanostrafavola La Superba, Francesco Petrarca fu il primo a chiamarla così. Per il suo portamento elegante e maestoso, visibile solo a chi la osservava dal mare. Genova è unica, gelosa come nessuna delle proprie ricchezze, degli angoli che tiene nascosti agli occhi inesperti di un forestiero. È una città schiva, un po’ timida e follemente orgogliosa. Forse più dei suoi difetti che dei suoi pregi. Ed è proprio questo senso smodato di appartenenza, questa chiusura mentale anche verso il potere di Milano e Torino, che le ha permesso, 30 anni fa, di diventare il teatro dell’ultima vera favola del calcio italiano: la Sampdoria di Paolo Mantovani. A Genova, fino al 1946, oltre al Genoa dei 9 scudetti, vinti tutti tra il 1898 e il 1924, c’erano altre due squadre: la Sampierdarenese e l’Andrea Doria. La prima era iscritta al campionato di Serie A, ma versava in condizioni economiche disastrose, la seconda era stata esclusa dalla massima serie, ma al contrario disponeva di ampia liquidità e aveva comprato giocatori di primo livello. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, a Sampierdarena, in uno dei quartieri più poveri e popolosi della città, all’interno dello storico Bar Roma, i soci della Sampierdarenese si riunirono per decidere se fondersi o meno con l’Andrea Doria. Nei primi 40 anni di storia, la Samp non riuscì mai ad alzare neanche un trofeo, retrocedendo in Serie B in due occasioni. Il fondo venne toccato nel 1978, quando ottenne il peggior risultato della propria storia, piazzandosi al 9° posto nel campionato cadetto. “Genova non avrà mai più una grande squadra”. La frase di Edmondo Costa, presidente della Samp in quella stagione, dev’essere risuonata per giorni nella testa di Paolo Mantovani. In effetti, gli anni in cui Genova comandava il calcio italiano erano ormai un lontano ricordo, il livello della Serie A si era alzato sempre di più e i dirigenti blucerchiati pensavano fosse impossibile vedere un giorno la Sampdoria tra le grandi. Beh, si sbagliavano di grosso. Non potevano ancora saperlo, ma c’era un signore con le idee chiare e sogni enormi, pronto a condividerli con un popolo intero. Esistono uomini in grado di cambiare il corso delle cose. Talmente coraggiosi da mettere in discussione la storia e riscriverla a loro piacimento. Paolo Mantovani è uno di questi. Nato a Roma, si trasferì a Genova a 25 anni per non lasciarla più. Il percorso che lo ha portato a diventare presidente della Sampdoria meriterebbe un documentario a parte. Malato di calcio e tifoso laziale, entrò nella Samp come addetto stampa tra il ‘73 e il ’76, ben presto però capì i limiti e i problemi di una società di calcio. Secondo lui gestita con troppa leggerezza e scarsa professionalità. Decise di mollare e investire tutta la sua vita nella carriera imprenditoriale. In poco tempo divenne un petroliere potente e ricchissimo, e quando nessuno ci credeva, a pochi mesi da quella dichiarazione di Edmondo Costa che aveva fatto infuriare Genova, acquistò la Sampdoria in Serie B il 3 luglio 1979. Il giorno della svolta nella storia del Doria.




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