Finisce pari il derby degli Inzaghi sulle panchine Il derby tra i fratelli Inzaghi finisce in parita'. Benevento e Lazio, allenati rispettivamente da Filippo e Simone, segnano un gol a testa ma danno vita a una partita ricca di occasioni e capovolgimenti di fronte. I biancocelesti sono passati in vantaggio con un tocco volante di Ciro Immobile, lesto a girare alle spalle di Montipo', al 25' del primo tempo, un cross di Milinkovic Savic. Il pareggio dei campani arriva a pochi secondi dalla fine del primo tempo grazie a un sinistro di prima intenzione di Schiattarella su azione di calcio d'angolo. Il centrocampista giallorosso sara' poi espulso, nei minuti di recupero del secondo tempo, per un intervento scomposto nei confronti dello stesso Immobile. La formazione di Simone Inzaghi ha mantenuto per lunghi tratti il pallino del gioco cercando di aprire la scatola difensiva del Benevento. Ma le incursioni di Luis Alberto, Correa e Lazzari si sono spente di fronte all'organizzazione dei giallorossi, ben messi in campo e bravi a coprire ogni spazio. I ragazzi di Filippo Inzaghi, pero', non hanno mai rinunciato a rispondere in contropiede, creando piu' di un pericolo ai pali difesi da Pepe Reina. E su palla ferma, calci d'angolo e punizioni, hanno sfiorato il gol, soprattutto con Glik e Lapadula. Con il punto di oggi la Lazio sale a 18 punti superando temporaneamente l'Atalanta ma rimanendo lontana dalle primissime posizioni. Per il Benevento, invece, e' un piccolo passo per allontanarsi dalla zona retrocessione: 12 punti in 12 partite raccontano il buon inizio di campionato della squadra che l'anno scorso ha dominato la Serie B. AGI
Così il Drago nel post gara: "Il gol subito a freddo ci ha complicato i piani. Abbiamo provato a reagire, ma non abbiamo fatto bene, soprattutto nella ripresa. Abbiamo purtroppo concesso anche qualche contropiede, da dove è nato anche il rigore, che poi hanno fallito".
Grande vittoria della Lazio contro lo Zenit San Pietroburgo! King Ciro Immobile apre la partita con un goal capolavoro da fuori area e Parolo raddoppia con un'altra perla. Lo Zenit accorcia ma nel secondo tempo e' ancora bomber Immobile a mettere la palla in rete su calcio di rigore. Vittoria fondamentale che ipoteca il passaggio del turno per i biancocelesti. Rivivi i goal di Immobile e Parolo in Lazio 3-1 Zenit, visti dallo studio di Cittaceleste Tv con Federico Terenzi e la cronaca di Stefano Benedetti Reina: 6.5 Ancora una volta si dimostra all’altezza della situazione. Con i piedi è una garanzia. Destro o sinistro? Non importa, per lui è lo stesso. Amministra ogni pallone con estrema calma e sicurezza trasmettendo la sua tranquillità anche al resto dei compagni che si fidano ciecamente di lui. Patric: 6 Viene schierato alla destra dell’olandese. Gioca una buona partita. Interviene con i tempi giusti. Gestisce il pallone con sangue freddo. Commette pochi errori. È attento e determinato. Hoedt: 7 Il centrale olandese scende in campo nel cuore della difesa biancoceleste. Si prende le sue responsabilità intervenendo con decisione su ogni pallone. Non teme il contrasto e di testa la prende sempre lui. Ottima prestazione. Acerbi: 6 Al 25esimo minuto perde la marcatura del gigante russo nel cuore della sua area di rigore. Distrazione fatale. Dzjuba stoppa, controlla, si gira e accorcia le distanze. È l’unica defezione della sua prestazione. Per il resto, gioca un’ottima partita. Difensore, terzino, esterno e ala. Fa tutto e lo fa bene. Lazzari: 7 Finalmente anche lui può godersi l’esordio in Champions League. Gioca un’ottima prestazione. Inserisce la chiave nella serratura e accende il motorino. Il terzo gol è anche e soprattutto merito suo. Con l’ausilio di Patric esce da una situazione scomoda in fase difensiva facendo ripartire il contropiede. Si lancia in avanti da solo e viene servito. Invece di buttare il pallone, alza la testa e aspetta l’arrivo dei compagni. Trova Immobile che con esperienza si guadagna il calcio di rigore con il quale porterà i biancocelesti sul 3-1 Leiva: 7 Scende in campo e si piazza davanti al pacchetto difensivo. Gestisce la manovra di gioco con delicatezza ed eleganza. Al terzo minuto del primo tempo serve l’assist per Immobile. Un semplice passaggio trasformato in oro colato da “Re Mida” Immobile che con una prodezza ha portato i biancocelesti in vantaggio. Luiz Felipe: 6 Subentra al 60esimo minuto al posto di Patric. Dopo l’assenza dovuta al COVID, Inzaghi gli fa riassaporare il campo. Entra con determinazione e con la testa sulle spalle senza commettere errori. Cataldi: 6 Subentra al 68esimo per far riposare Leiva. Dimostra di essere all’altezza della situazione giocando una gara di Champions League senza sbavature. Fares: 6 Subentra al 68esimo al posto di Lazzari. Inzaghi continua a dargli fiducia con la speranza di poterlo gestire in un’opera di ambientamento che ha bisogno dei suoi tempi. Parolo: 7 Segna il suo primo gol in carriera in Champions League a margine di una gara esemplare. Un giusto tributo alla serietà e alla dedizione di un giocatore che ha saputo incarnare da subito i valori del popolo biancoceleste dal suo arrivo alla Lazio. Akpa Akpro: 6 Entra nella ripresa al posto di Parolo. Entra subito in partita dando il suo contributo alla causa. Un ottima risorsa dalla panchina per Inzaghi. Luis Alberto: 6 Non è la sua serata migliore. Per una leziosità a centrocampo perde il pallone che consente allo Zenit di riaprire la partita. Un po’ nervoso nelle ripartenze. Spicca nella costruzione a centrocampo ma gli manca il suo proverbiale ultimo passaggio Marusic: 6 Gioca in una posizione che lo costringe sempre a rientrare sul destro per effettuare l’ultimo passaggio. Cross inclusi. Si vede più in fase di copertura che di proposizione. Ma forse è quello che gli chiede Inzaghi. Correa: 7.5 Punta gli avversari, dribbla, serve a Parolo la palla del due a uno. È una vera e propria spina nel fianco dello Zenith. La sua condizione e convinzione cresce di partita in partita. E Inzaghi, che se ne è accorto, non riesce mai a fare a meno di lui. Immobile: 8 Segna un (euro)gol in apertura. Si procura un calcio di rigore. Lo realizza. Ringhia su ogni portatore di palla avversario. Un vero e proprio fenomeno. Onorati di vivere in diretta le sua gesta. Muriqui: 6.5 Entra a dieci minuti dalla fine. Subisce un fallo da rigore ignorato dall’arbitro per poi sfiorare il quarto gol. Inzaghi: 8 Lui chiama...i suoi ragazzi rispondono. Con questa vittoria la Lazio ipoteca seriamente il passaggio agli ottavi. In un girone dove è accaduto anche di dover giocare con 13 giocatori della prima squadra a disposizione (Brugge). È sempre più parte integrante di un gruppo che lo riconosce in toto come suo condottiero. CITTACELESTE TV canale 85 del digitale terrestre e in streaming su www.cittaceleste.tv. Dirette allo 0633219670. SMS 3932652013
Tonfo al "Vigorito" del Benevento che perde in casa la sfida salvezza contro lo Spezia per tre reti a zero: Nzola chiude i conti nel secondo tempo, giallorossi mai in partita. Tracollo della Strega nel testa a testa salvezza con i liguri: tante disattenzioni tra i padroni di casa, costretti spesso a rincorrere senza riuscire ad intercettare le idee di gioco di Ricci e compagni. Inzaghi, orfano dello squalificato Caprari e dell'infortunato Iago Falque, opta per Insigne e Sau da trequartisti alle spalle di Lapadula. In avvio però i giallorossi scendono in campo col 4-4-2, dirottando Dabo in corsia mancina a centrocampo con Insigne a destra e l'ex Cagliari in tandem con Lapadula. Italiano si affida alla vivacità di Agudelo e Gyasi ai lati di Nzola, con Ricci in cabina di regia. Il primo tempo del Vigorito è fortemente a tinte bianconere, con gli ospiti protagonisti in più occasioni e padroni assoluti del campo, tra possesso palla ed inserimenti. Nella prima fase di studio del match, Inzaghi è costretto al primo cambio: fuori Foulon per infortunio, dentro Maggio in fascia. A pochi istanti dalla mezz'ora, lo Spezia pesca il varco giusto e passa in vantaggio: cross al bacio di Ferrer e colpo di testa coi tempi giusti di Pobega per l'1-0 dei liguri. Il Benevento prova a svegliarsi e in due giri di lancette colpisce due pali: il primo con Insigne al 30', dopo aver saltato Provedel ma in posizione di fuorigioco, il secondo con Lapadula che controlla con qualità il suggerimento di Schiattarella ma deve arrendersi al legno. L'ultima emozione del primo tempo la regalano ancora gli ospiti: Estevez conduce il contropiede a 4' dal riposo, ma il mancino di Gyasi è debole e termina tra i guantoni di Montipò. La ripresa si apre con un altro squillo dello Spezia: dai venti metri ci prova Agudelo con un gran sinistro, ma la palla si spegne sulla traversa negando la gioia all'attaccante. Il Benevento alza il baricentro alla ricerca del pari, ma lo Spezia alla prima vera occasione costruita nella zona calda della ripresa raddoppia: Gyasi sull'out mancino punta e salta Maggio, trovando al centro Nzola che indisturbato fa 2-0. L'undici di Inzaghi accusa il colpo, quello di Italiano guadagna campo e fiducia: al 25' della ripresa, Estevez impegna Montipò, ma sul calcio d'angolo successivo, Nzola supera tutti a centroarea e trafigge ancora i giallorossi. Incassato il tris, Inzaghi prova a rivoluzionare i suoi con un triplo cambio: dentro Moncini, Barba e Tello per provare a riacciuffare il match, ma gli ultimi sussulti sono ancora degli ospiti che al triplice fischio di Aureliano esultano per la vittoria IL TABELLINO: BENEVENTO 0 SPEZIA 3 GOL: 29' Pobega (S), 65' Nzola (S), 70 Nzola (S) BENEVENTO (4-3-2-1): Montipò; Letizia (75' Barba), Caldirola, Glik, Foulon (13' Maggio); Dabo (46' Improta), Schiattarella (75' Tello), Ionita; Insigne, Sau (75' Moncini); Lapadula. All. F. Inzaghi. SPEZIA (4-3-3): Provedel; Ferrer, Chabot (45' Dell'Orco), Terzi, Bastoni (76' Marchizza); Estevez (82' Agoume), Ricci (82' Mora), Pobega (76' Leo Sena); Agudelo, Nzola, Gyasi. All. Italiano. ARBITRO: Aureliano di Bologna, al var Di Bello, avar Di Vuolo. Note: ammoniti Improta, Bastoni, Agudelo, Estevez ansa
Si sono giocate due partire ieri allo stadio Montindon di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Il primo tempo dominato dall’Union Clodiense in vantaggio, il secondo con i granata travolti dall’Ambrosiana: risultato finale 3-1, frutto di un inspiegabile black out caratteriale nella ripresa, oltre che di alcune soluzioni che non sono apparse particolarmente convincenti. Un solo punto in tre partite è il preoccupante ruolino. I lagunari si sono portati in vantaggio all'11° con un'azione nata e rifinita da Baccolo, il quale ha schiacciato perentoriamente in rete il cross di ritorno di Martino; Djurić si è poi procurato due occasioni per raddoppiare, la prima finita sul palo con insidioso tiro a giro (che aveva fruttato il provvisorio vantaggio contro l'Este), la seconda di poco alta sopra la porta di Scalera. Tra rigori dati e non dati, la fine del primo tempo e l'inizio della ripresa si sono aperti nel segno dell'arbitro Allegretta, che ha usato spesso il cartellino giallo a fronte di una partita non nervosa. Zanetti riporta in parità l'Ambrosiana dal dischetto, mentre fallisce invece la stessa opportunità il neoentrato Nappello, che calcia alto il rigore accordato per fallo su Baccolo. I locali sono più pericolosi e prima colpiscono il palo interno con un colpo di testa di Giordano, poi Nardi scheggia la traversa e la palla rimbalza a terra (forse oltre la linea), impegnando Seno in un prodigioso intervento sulla riga. Quindi il raddoppio di Asllani, con qualche responsabilità del portiere Amatori, il tardivo ingresso di Ndreca, due colpi di testa fino al terzo goal in contropiede, a firma Moraschi. Questa edizione della serie D si sta dimostrando foriera di risultati imprevisti, ragion per cui non è impossibile (anche col ritorno di Ferretti e Gioè) pensare di battere la corazzata Trento domenica prossima allo stadio Ballarin. Ma occorre una Union Clodiense diversa dai secondi 45 minuti di ieri, in tutti i reparti e anche nelle indicazioni tattiche: perché è chiaro che "giocando" così la promozione sarebbe un miraggio.
Le Partite Indimenticabili (7ª Puntata)⚽️⚫🔵 E' il 3 maggio del 1999 e l’Inter, guidata dal tecnico britannico Roy Hodgson, scende in campo a Roma, contro il giallorossi di Mister Zeman. Ronaldo e compagnia si presentano all’Olimpico con 40 punti in classifica, dopo un’annata deludente, fatta di punti di massimo lodevoli (vedi la vittoria interna con il Real Madrid per 3-1) e di momenti censurabili (come la sconfitta a Genova per mano di una quasi retrocessa Sampdoria per 4 a 0): il tutto condito dall’alternarsi di ben quattro allenatori, ovvero Simoni, Lucescu, Castellini e proprio Hodgson, al ritorno a Milano dopo due anni. Proprio quella di Roma è la sua nuova prima volta da allenatore dell’Inter. La Roma, al contrario, vive un momento di calcio esaltante che dura da circa due anni: sulla panca dell’Olimpico siede il boemo Zdenek Zeman, maestro di calcio e di vita, noto anche per le sue fresche accuse di doping nel mondo del calcio. Zeman mette in campo lo storico 4-3-3: a guardia della porta c’è l’austriaco Konsel, mentre in difesa giocano centrali Zago e Aldair, con Candela e Quadrini pendolini sulle fasce. Nell’Inter invece il neoallenatore Hodgson sistema la squadra con un 4-3-1-2, mettendo in campo Roberto Baggio alle spalle di Ronaldo e Zamorano. A centrocampo l’inglese schiera i tre mastini Simeone, Zanetti e Cauet, che faranno da guardia a una difesa in linea in cui gli esterni, Bergomi e Colonnese, attaccano poco mentre i centrali spesso si perderanno tra le trame offensive della squadra avversaria. Il primo tempo è maggiormente di marca interista, e vede protagonista un ispiratissimo Baggio, fenomeno come sempre nel dettare più volte il passaggio decisivo e i tempi della gara. E’ su un suo suggerimento che Ronaldotaglia in due la difesa giallorossa e salta Konsel in uscita al 16′, siglando l’uno a zero. I più si aspetterebbero la risposta veemente della Roma, ma è l’Inter ad amministrare la partita e affondare più volte, fino a trovare il secondo gol con Zamorano, bravo e fortunato nel girare a rete un cross dal fondo del solito numero 10 interista. Finalmente la Roma si scuote e si fa vedere più volte nella metà campo avversaria, con i soliti inserimenti negli spazi: è su uno di questi che Paulo Sergio viene braccato da Silvestre al centro dell’area di rigore. Tiro dagli undici metri e gol di Totti, che batte Pagliuca. La Roma gioca da squadra vera, ma l’Inter ha nei suoi attaccanti delle punte di diamante pregevoli, particolarmente in serata all’Olimpico. Dieci minuti prima dell’intervallo, Zanetti regala un assist meraviglioso a Zamorano, che scatta sul filo del fuorigioco e con un grandissimo scavetto segna il 3-1: la difesa ballerina delle squadre di Zeman è un dato di fatto. Non sappiamo cosa gli allenatori abbiano detto ai loro uomini negli spogliatoi, ma i giocatori romanisti sembrano di tutt’altra pasta rispetto al primo tempo, quando non avevano demeritato ma non erano stati capaci di reggere l’urto degli avanti nerazzurri: dopo tre minuti infatti si è già sul 3-3. Prima Paulo Sergio, poi Delvecchio battono il portierone interista con due colpi testa: è curioso notare che nessuno dei cross venga dal fondo, così la responsabilità di questi gol è tutta della difesa degli ospiti. A questo punti l’ago della bilancia è tutto a favore dei ragazzi di Zeman, ma il contropiede nerazzurro è micidiale. La difesa dei padroni di casa si alza, Baggio lancia Zamorano che, a tu per tu con Konsel, serve il liberissimo Ronaldo: il brasiliano deve solo depositare in porta per la doppietta personale e il nuovo vantaggio interista. Al 63′ Pagliuca deve uscire per infortunio e viene sostituito da Frey, che resiste solo per un quarto d’ora. Al 78′ infatti da un tiro sbagliato di Paulo Sergio la palla arriva a Totti, che fa una sponda per Di Francesco: il tiro del centrocampista non è irresistibile, ma Frey non può nulla. Sembra finita, ma prima Djorkaeff impegna Konsel da fuori area, poi ancora Baggio va al cross su punizione: Simeone stacca di testa e segna il clamoroso 5-4. IL TABELLINO ; Roma,Stadio Olimpico,3 Maggio 1999, 31ª Giornata serie A 1998/99 ROMA-INTER 4-5 MARCATORI : 16′ Ronaldo (I), 21′ Zamorano (I), 25′ Totti (R), 34′ Zamorano (I), 47′ Paulo Sergio (R), 48′ Delvecchio (R), 55′ Ronaldo (I), 78′ Di Francesco (R), 87′ Simeone (I). ROMA (4-3-3) : Konsel; Quadrini, Zago, Aldair, Candela; Alenitchev (32′ Tommasi), Di Biagio (84′ Tomic), Di Francesco; Paulo Sergio (79′ Gautieri), Delvecchio, Totti. Allenatore: Zdenek Zeman. INTER (4-3-1-2) : Pagliuca (63′ Frey); Bergomi, Silvestre, Simic, Colonnese; J. Zanetti (79′ Djorkaeff), Cauet, Simeone; R. Baggio; Ronaldo, Zamorano. Allenatore : Roy Hodgson. ARBITRO : Pierluigi Collina. #LePartiteIndimenticabili7 #RomaInter #Ronaldo #Baggio #Zamorano #Cholo #Hodgson #PaoloInter #Amala #ForzaInter #FCIM1908
🦅 LAZIO STORY 🦅 Domenica 7 giugno 1987 - Roma, stadio Olimpico – Lazio-Lecce 0-0 7 giugno 1987 -Campionato di Serie B 1986/87 - 36ª giornata LAZIO: Terraneo, Camolese, Acerbis, V.Esposito (83' Podavini), Gregucci, Marino (40' Filisetti), Poli, Caso, Magnocavallo, Pin, Mandelli. A disp. Ielpo, Piscedda, Schillaci. All. Fascetti. LECCE: Negretti, Vanoli, Danova, S.Enzo, Miceli, S.Nobile, Raise (63' Tacchi II), Barbas, Pasculli, Levanto, Paciocco (63' G.Colombo). A disp. Boschin, Panero. All. Mazzone. Arbitro: Sig. Lo Bello di Siracusa. Note: giornata estiva, terreno ottimo. Ammoniti Levanto, Gregucci, Pasculli per gioco scorretto, Raise per conportamento non regolamentare. Angoli 10-2 per la Lazio. In tribuna Eriksson, Trapattoni, Vinicio e Castagner. Spettatori: 45.000 circa. " LA CRONACA " Con il pareggio ottenuto contro il Lecce all'Olimpico, la Lazio è venuta a trovarsi nella «grande ammucchiata» di fondo classifica. Considerando che domenica prossima i biancocelesti dovranno far visita al Pisa che tenterà di riacciuffare i punti preziosi perduti a Cagliari, per la formazione di Fascetti si annuncia un finale di campionato al cardiopalmo. Lo stesso discorso potrebbe essere valido per il Lecce che insegue l'obiettivo opposto. Ieri gli uomini di Mazzone hanno tentato il colpo a sorpresa ma hanno trovato sulla loro strada una Lazio disperata, che non ha lasciato molto spazio ai loro propositi. La necessità di inseguire a tutti i costi il successo, ha finito inevitabilmente per incidere sul gioco delle due squadre. Più che una partita di calcio, si è vista una battaglia senza esclusione di colpi che l'arbitro Lo Bello ha faticato a tenere in pugno. Sul suo taccuino sono finiti i nomi dei 5 ammoniti Gregucci, Pasculli, Raise, Levanto e Mandelli. Colpito duro al 29', Marino è stato costretto a lasciare il campo dopo 7 minuti con il braccio sinistro fasciato. Il rumoroso incitamento di circa 4 mila sostenitori pugliesi dalla curva sud, ha contribuito a rendere ancora più elettrica l'atmosfera. Nonostante il gran caldo, le due formazioni non si sono risparmiate. La Lazio ha visibilmente accusato, soprattutto sul piano psicologico, l'incapacità di ritrovare l'antica manovra che le aveva consentito di annullare la pesante penalizzazione di 9 punti. Ora la squadra di Fascetti, che qualche settimana fa si sentiva ormai al sicuro, sta pagando lo sforzo. In attacco Mandelli si è rivelato troppo fragile per sostenere dignitosamente il ruolo in un torneo difficile e faticoso come quello di serie B. Poli ha tentato qualche coraggiosa iniziativa, ma non ha trovato collaborazione. Assente Fiorini, è toccato a Magnocavallo indossare la maglia n. 9 ma non per giocare da centravanti. Sul fronte opposto, la squadra leccese a tratti ha dato l'impressione di possedere un gioco più preciso, rapido, nel contropiede in cui emergeva la classe di Barbas e di saper applicare assai bene la tattica del pressing. Tuttavia è stata la Lazio ad avere a portata di mano l'occasione per infrangere l'equilibrio in campo. Al 20' Magnocavallo passava di precisione a Camolese il quale, dalla lunga distanza, faceva partire un tiro a spiovere che dopo aver colpito la traversa della porta pugliese si perdeva sul fondo. La partita continuava ad offrire un certo interesse unicamente per l'ardore agonistico dei giocatori. Solo nella prima parte della ripresa, la Lazio dava segni di un vigoroso risveglio che creava qualche difficoltà agli avversari. Ma i romani, bravi nell'impostare la manovra, si perdevano nell'area del Lecce sprecando un paio di favorevoli occasioni. I pugliesi tuttavia, pur subendo la superiorità, territoriale del padroni di casa, si rendevano protagonisti di una valida riscossa che con Barbas, Enzo e Pasculli, imprimeva al pareggio il marchio della legittimità.
In contropiede i toscani raddoppiano e scavalcano i matuziani in classifica salendo al sesto posto