Qualifiche allucinanti per Ferrari, pole di manico per Bottas su un Hamilton comunque scatenato ma occhio a Verstappen che dalla terza casella in griglia partirà con una diversa strategia di gomme mirata ad allungare il primo stint. Bene anche la McLaren (4 Norris, 8 Sainz) mentre Albon è quinto con l'altra Red Bull. Sesta la terza Mercedes, aka Racing Point, con Perez e 9 Stroll: incredibile la somiglianza della monoposto rosa alla Mercedes del 2019. Leclerc ci mette una pezza qualificando la macchina al 7° posto ma per Vettel è giornata no: 11esimo non prende il via alla Q3. Ma che succede alla Ferrari? Perché non è Mercedes a protestare con Racing Point per averle copiato il progetto? Perché la W11 di Hamilton e Bottas va così più veloce delle altre? Questa e altre domande risposte da Emiliano Perucca Orfei Masterpilot e Paolo Ciccarone, inviato F1 di Automoto.it
Se la stagione dovesse proseguire come si è visto nella prima gara in Bahrain, allora le premesse sono ottime. Vedere Lewis Hamilton vincere il GP dopo un duello con Max Verstappen, che era partito dalla pole position, fatto di una guida al limite, con controllo del consumo delle gomme, visione complessiva della corsa e sangue freddo con nervi saldi ha riconciliato con la F.1. E vedere come Max sia riuscito a stare attaccato alla Mercedes e rendere la posizione di testa dopo averla superata a tre giri dalla fine, ma oltrepassando i limiti di pista, fa capire come da questi due piloti ci saranno altri momenti epici. ADVERTISING Ci voleva una lotta così e finalmente è arrivata, al punto che la tensione ha reso questa gara quasi interminabile per i due box rivali. In Bahrain il mondiale ha presentato quello che tutti volevano: lotte ravvicinate, battaglie fra auto e piloti diversi in uno spazio ridotto, senza i distacchi abissali del passato. A vedere lo spettacolo in pista, con la Ferrari che nelle fasi iniziali era addirittura terza con Leclerc (ha poi concluso al sesto posto) e i duelli con Norris e la sua McLaren, la rimonta di Perez che da ultimo (si è spenta la macchina nel giro di ricognizione e partito dai box ha recuperato fino al quinto posto), viene quasi da chiedersi perché cambiare il regolamento a fine stagione La gente vuole vedere le lotte ravvicinate e più piloti in bagarre, con queste regole congelate e le possibilità di sviluppo limitate, si sono visti i piloti in azione fare la differenza. Perché non c'è dubbio che in pista Hamilton e Verstappen abbiano fatto la differenza rispetto ai loro compagni di squadra e il loro duello ha esaltato le qualità di entrambi. Alla fine Verstappen ha perso, ma la sua gara, a partire dalla pole position, merita applausi visto che la sconfitta è maturata al box con una decisione tardiva nel primo cambio gomme. Hamilton, per contro, ha saputo tirare fuori da una Mercedes inferiore alla Red Bull tutto quello che poteva e la sua 96 vittoria è il frutto di esperienza, abilità e capacità di guida. Lewis sotto questo aspetto non si discute e l'aver trovato un avversario che, a quasi parità di macchina, gli dà quella carica in più vuol dire avere le motivazioni giuste per puntare all'ottavo titolo iridato Detto dei due giganti, la corsa ha mostrato anche altro. Ha mostrato una McLaren in crescita con Norris e un po' in ritardo con Ricciardo (complice la tamponata di Gasly) che gli ha squilibrato la vettura, ma entrambi a ridosso del podio e in lotta con la Ferrari. Il Bahrain, parlando della rossa, ha mostrato degli aspetti positivi, ovvero il fatto che si può lottare da vicino con i rivali del proprio gruppo, ha mostrato che la macchina è migliorata rispetto all'anno scorso e che i pit stop sono fatti in tempi decenti rispetto ai rivali e non lenti come nella passata stagione. Se poi guardiamo la classifica e vediamo Leclerc a quasi un minuto e Sainz a 1.07, si capisce come sul passo gara ci sia ancora da lavorare. Ma intanto la strada sembra essere quella giusta. Sainz, per contro, ha disputato un GP senza lode e senza infamia. Partito guardingo, superato pure da Alonso (gran duelli i suoi fino al ritiro), Carlos poi non ha saputo più trovare il passo giusto per inserirsi nelle posizioni più alte. Di certo può solo migliorare, per cui archiviamo questa prima gara con l'acquolina in bocca perché gli elementi di attesa sono tanti. Un piccolo appunto per l'Alfa Romeo. Giovinazzi era tranquillamente in zona punti ma un errore al pit stop della squadra (mancava una gomma...) lo hanno relegato fuori dai primi 10, dove meritava di essere. A tutto vantaggio del debuttante Tsunoda, che ha marcato i primi punti della carriera. Davvero bravo, visto che partiva molto indietro. Mick Schumacher ha concluso il GP maturando esperienza, mentre l'altro esordiente, Mazepin, è stato protagonista per due curve. Alla terza era già contro le barriere. Prossimamente farà meglio di sicuro...
«Fin da bambino sono stato tifoso Ferrari, e il mio impegno deve essere massimo, come il vostro. Facciamo parte di una squadra che conta più di noi. Siamo interpreti di una passione enorme, commovente, ma siamo anche reduci da delusioni che non dovranno ripetersi. Abbiamo un imperativo: rappresentare la Ferrari, onorare la divisa che portiamo, perché il Cavallino Rampante è l'emblema dell'eccellenza italiana nel mondo. Mi aspetto sempre meno errori, più qualità e salutare allegria agonistica»: sono queste le ponderate, profonde parole che il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, ha scelto per dare il la alla stagione 2021 di F1 della Ferrari. Il primo capitolo ufficiale del 2021 della Ferrari in Formula 1 si è consumato oggi, con la presentazione del team. Un antipasto che a Maranello hanno voluto offrire ai fan prima del piatto principale - la monoposto di quest'anno, la SF21 - da servire freddo, quasi come una vendetta, il 10 marzo, a pochi giorni dai test pre-stagionali in Bahrain. E di novità, a prescindere dalla vettura, in effetti ce ne sono. Prima di tutto, la presenza nel team di una faccia fresca, quella di Carlos Sainz, che sostituisce Sebastian Vettel accanto all'uomo del futuro della Rossa, Charles Leclerc. Ma sono stati pure apportati cambi all'organigramma, in particolare per quanto riguarda l'area tecnica, con l'individuazione di "ruoli e responsabilità chiare" in quattro macro aree. E, nota di non poco conto, il team principal Mattia Binotto vede alleggerito il suo bagaglio di responsabilità, con l'aspetto commerciale trasferito nelle mani di Nicola Boari. A tutto vantaggio della supervisione del cruciale lavoro in ottica 2022, compito cui Binotto darà precedenza rispetto alla presenza in pista ad ogni GP. Binotto - era già stato annunciato lo scorso anno - non sarà infatti sempre in circuito. A farne le veci sarà il racing director, Laurent Mekies, coadiuvato dal deus ex machina delle strategie, lo spagnolo Iñaki Rueda, nel ruolo di direttore sportivo. Scossoni non di poco conto, insomma, che a loro volta potrebbero costituire un antipasto di un cambiamento più consistente. Ma qui si entra nel campo delle supposizioni. Meglio allora concentrarsi sulle dichiarazioni. A cominciare da quelle di capitan Binotto: «Il 2021 sarà un anno importante, con tante sfide. La nostra vettura nasce da quella dell'anno scorso, e c'è il budget cap, da affrontare con determinazione. Si tratta di un esercizio non banale. Il 2022 vedrà invece una macchina completamente nuova. Affronteremo un percorso lungo e accidentato. Commetteremo errori, anche inaccettabili. Ma dobbiamo imparare a crescere, con lo spirito giusto. Come per un'orchestra, anche alla scuderia servono i migliori strumenti. Non solo grazie a Ferrari, ma anche ai nostri partner. Su Charles e Carlos vogliamo fondare il nostro futuro». Il nuovo arrivato, Carlos Sainz, ha un amore per il motorsport che viene da lontano. «La mia passione per le corse è cominciata quando ero un bambino. A due anni sono salito sulla mia maccina, grazie a mio padre. Da piccolo, mi sono innamorato della F1 vedendo Alonso e Schumacher al GP di Spagna». E ora, un momento fondamentale della sua carriera, con quella Ferrari che «ti cambia la vita, quando firmi. A dicembre ho incontrato tutte le persone in fabbrica, ingegneri, meccanici. La prima volta che ti metti la tuta rossa è un momento indimenticabile». L'obiettivo principe è chiaro: «Tra cinque anni, voglio essere campione del mondo. Guidare per il team più importante al mondo è una grande responsabilità. Ora stiamo cercando di migliorare, e serve lavoro di squadra. E quando arriveranno i risultati, saremo ancora più determinati per il futuro. Per Charles c'è rispetto, ma anche voglia di batterlo». Anche Charles Leclerc si è visto stravolgere la vita arrivando in Ferrari. «Credevo di sapere cosa volesse dire firmare con la Ferrari, ma non è così. Qui è tutto ottimizzzato per la performance, è un'atmosfera unica. Non posso lamentarmi del mio lavoro, il 99% delle volte lo faccio con il sorriso sulle labbra. C'è la massima attenzione al dettaglio, tutti spingono al limite Vedo la F1 come uno sport di squadra, non individuale. E la Ferrari è una famiglia». Leclerc sembra cresciuto dopo un 2020 non facile: «Ho lavorato molto sulla gestione delle gomme, cerco di essere aggressivo il giusto. Ogni errore ha grandi conseguenze, non possiamo permetterci di deconcentrarci nemmeno per un attimo». Il crocevia della sua esperienza in Ferrari, però, è stato un altro. «Tutto è cambiato dopo Monza 2019 - racconta Charles - è stato il massimo per me. Le persone mi fermano di più per strada, e si sente la passione dei fan in Italia. Il tifo Ferrari è quasi come una religione in Italia, è un grande onore far parte di questa famiglia». Una passione cieca, come quella degli amori più tormentati e profondi.