Qui sotto trovate tutti i link dei nostri podcast: - 🎙️ GIANLUCA VIALLI Spotify: https://open.spotify.com/episode/7zLk7KPq8FKEyS8JTHviiE?si=xo2w_4j0T6edsgpMxAAMgw Amazon Music: https://music.amazon.com/podcasts/6f9a9e8d-d53d-4fb6-b34f-409b4e098b01/gianluca-vialli Apple podcast: https://podcasts.apple.com/it/podcast/gianluca-vialli/id1676418226 - 🎙️ RASOIATE Spotify: https://open.spotify.com/show/1GAfRvARHFkeYVf101NDkJ?si=64da14ba6a9842b0 Amazon Music: https://music.amazon.com/podcasts/98d9776b-e7c5-4640-81f4-1041c08bf992/rasoiate Apple podcast: https://podcasts.apple.com/it/podcast/rasoiate/id1671462668 - 🎙️ UNA STAGIONE DA DIO Spotify: https://open.spotify.com/show/4JgjHp2gcZ5Cmyr2kkxV8x?si=e63ef401b98041ec Amazon Music: https://music.amazon.com/podcasts/7f5c8c6e-838a-4398-bd24-f787c78717ac/una-stagione-da-dio Apple podcast: https://podcasts.apple.com/it/podcast/una-stagione-da-dio/id1672250421 #cronachedispogliatoio #riquelme «Román es el único que conozco que tiene ojos en el culo» (Alfio Basile) La traduzione ve la risparmio, il concetto è decisamente chiaro... A parlare in questo modo di un genio del calcio argentino è un uomo che di questo movimento è stato un personaggio incredibilmente emblematico, un concentrato di tutte quelle cose che si trovano solo lì. E che ha sempre avuto la ferma convinzione che la numero Diez albiceleste potesse stare solo sulle sue spalle in quel lunghissimo interregno, in quella parentesi rimasta in sospeso dal momento in cui ha smesso di indossarla Diego Armando Maradona finché non è finita definitivamente sulla schiena di Leo Messi. Alfio Basile è stato commissario tecnico della Nazionale in due momenti distinti: dal 1991 al 1994, alzando la Coppa America per due volte ma vivendo anche sulla propria pelle momenti che avrebbero steso un toro, come la sconfitta per 5-0 in casa contro la Colombia, che sembrava poter estromettere l’Argentina dalla corsa a Usa 1994; e poi la squalifica di Maradona proprio durante il Mondiale statunitense, torneo al quale la Selección si era arrampicata con le unghie eliminando l’Australia nello spareggio interzona. L’Argentina era arrivata negli Stati Uniti lanciando subito un segnale, quattro sberle alla Grecia e l’urlo allucinato di Diego davanti alla telecamera a terrorizzare l’Occidente calcistico. Una partita più tardi, però, Maradona era stato preso per la mano da un’infermiera, la Fifa si era tranquillizzata e l’Argentina si era sfaldata. Basile, dopo l’addio, era stato richiamato 12 anni più tardi, nel 2006, per raccogliere l’eredità di Pekerman, scottato dall’eliminazione contro la Germania ai quarti del Mondiale: l’AFA avrebbe voluto tenerlo in sella ma lui aveva deciso che poteva bastare così. Il 13 ottobre 2007, all’Estadio Antonio Vespucio Liberti, che per tutti è più semplicemente il Monumental di Buenos Aires, el Coco Basile ha deciso di rischiare la sua stessa reputazione consegnando le chiavi del centrocampo argentino al suo pupillo, quello che definisce – semplicemente ma definitivamente – il “futbolista fundamental”. Il problema, è che non sta giocando da mesi, perché è in guerra con il Villarreal e non ha ancora avuto il via libera per tornare al Boca.... Ma quell’uomo è Juan Román Riquelme, che di soprannome fa el Mudo, e anche qui vi risparmio la traduzione perché è superflua: non parla quasi mai, ma lascia che a cantare siano i suoi piedi. Dopo 26 minuti della partita contro il Cile, che apre il lungo percorso di qualificazione che porta al Mondiale del 2010, c’è una punizione per l’Argentina. Maxi Rodriguez è vicino al pallone come Román, ma tutti sanno che non ha neanche una chance di calciare questo piazzato da una ventina di metri. Si crea, per qualche istante, un piccolo parapiglia tra la barriera cilena e quella aggiuntiva che si è piazzata lì davanti, con el Cuchu Cambiasso, Gabriel Heinze e Carlitos Tevez, che quel giorno è in coppia in attacco con il ventenne Lionel Messi, non ancora elevato al grado divino di numero dieci dell’Argentina. Quello che esce dal piede destro di Riquelme non è un calcio di punizione. È una dichiarazione d’amore al calcio, alla quale Claudio Bravo non può rispondere: come si fa a fermare l’amore? Román corre con la mano destra che richiama il ruggito del Monumental. Corre e dimentica mesi in cui ha masticato amaro, corre in uno stadio che a livello di club gli è nemico, lui che si è manifestato al mondo come alfiere xeneize, ma che quel giorno è tutto con lui, con l’Argentina bene supremo, oltre qualsiasi ragionamento campanilistico. Corre per sentirsi ancora lui, ancora Román. Passano 20 minuti, stavolta il pallone è più spostato verso il centro. Sarebbe una punizione adatta a un mancino. Ma come lo fermi l’amore? Non lo fermi. Parte ancora Román, esplode ancora il Monumental che urla il nome di uno dei suoi nemici storici. Stavolta sembra davvero Diego nell’esultanza.
Il capitano del Novara regala i 3 punti ai suoi con una perla di mancino dalla distanza. Commento a cura di Cristiano Simeti per ...
Highlights Nantes-Juventus 0-3 | Termina con una tripletta di Angel Di Maria la gara di ritorno dei sedicesimi di UEFA Europa League: Allegri si qualifica quindi agli ottavi di finale. Dopo l'1-1 dell'andata, arriva il 3-0 in Francia grazie alle reti dell'argentino. Prima il capolavoro al 5' con un tiro a giro di mancino, poi il rosso a Pallois al 18' e il rigore segnato al 20'. Sempre l'argentino chiude i conti poi al 78' con l'hat-trick. #DiMaria #Juventus #UEL #DAZN Iscriviti a DAZN Italia: http://bit.ly/DAZNItalia_Subscribe Guarda gli highlights dei match di Serie A TIM sul nostro canale YouTube: https://bit.ly/DAZNserieA Website: https://bit.ly/DAZNweb Instagram: https://www.instagram.com/dazn_it/ TikTok: https://www.tiktok.com/@dazn_it Twitter: https://twitter.com/DAZN_IT Facebook: https://www.facebook.com/DAZNIT/
Il laterale mancino dell'Inter si divora una grossa occasione, appoggiando al centro invece che chiudere in porta, ma viene ...
Primi 90 minuti in campo per il laterale mancino classe '98 nella vittoria della Regia contro i gialloblù toscani. L'intervista ...
Nella serata dell'addio di Josip Iličić, un altro mancino sale in cattedra: la tripletta di Teun Koopmeiners consente ai nerazzurri di ...
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#JuveInter 2-4 dts (2-2 al 90'): 6' Barella; 50' Alex Sandro, 52' Vlahovic, 80' rigore Chalanoglu, 99' rigore e 102' Perisic. - #LiveReactionHD #CoppaItaliaFrecciarossa - FINALE Abbiamo dato tutto. Non è bastato. La Finale di Coppa Italia la vince l'Inter, ai supplementari, al termine di un'altalena incredibile di emozioni, capovolgimenti di risultato, con due calci di rigore concessi alla squadra nerazzurra che ne completano la contro-rimonta. RIAVVOLGENDO IL NASTRO La cornice è fantastica, uno Stadio Olimpico completamente esaurito, c'è un'atmosfera da brividi e anche i minuti che precedono la gara sono emozionanti come non se ne vedevano da tempo. La gara inizia su ritmi alti, in avvio l'Inter si fa preferire sul piano della tecnica e del palleggio e non a caso al settimo minuto la partita si sblocca alla prima vera occasione, costruita da Barella con una gran giocata, una conclusione a giro dal vertice sinistro dell'area che Perin può solo guardare entrare in porta. Lo schiaffo, però, non ha conseguenze nefaste sull'inizio di gara dei bianconeri, che man mano alzano l'intensità di gioco e il baricentro della manovra, riuscendo a impensierire non poco la difesa interista, prima con Dybala, che al 22' prende la mira con un mancino insidioso, e poi con Vlahovic, che un minuto dopo costringe Handanovic al miracolo su una staffilata da sinistra. LA JUVE SALE La Juve cresce, Bernardeschi si fa vivo con un rasoterra insidioso deviato in corner al 29', sulla cui battuta è de Ligt a chiamare Handanovic a un supplemento di miracoli, colpendo di testa da distanza ravvicinata. Non è finita: ancora corner, al 31' sulla ribattuta calcia fuori di niente una sorta di rigore in movimento dal centro dell'area interista. Al 40' Danilo è costretto a uscire, ancora una volta all'Olimpico, come qualche mese fa. Al suo posto Allegri fa scendere Cuadrado, mentre in campo entra Morata a operare in attacco con Dybala e Vlahovic. Su queste premesse si va al riposo, con una Juve sotto nel punteggio ma non nel gioco né nelle occasioni. NELLA RIPRESA, LA RIMONTA E la controprova arriva proprio a inizio ripresa: la Juve riparte attaccando, con calma ma con continuità, e viene premiata. Al 50' una conclusione di Alex Sandro viene deviata da Morata, e soprattutto non trattenuta da Handanovic: la curva bianconera esplode, per il pareggio, ma non è niente, rispetto a quello che accade 120 secondi dopo, quando è Vlahovic, in due tempi, a battere Handanovic e a concretizzare (per il momento) una rimonta incredibile. Adesso la partita ha alzato i toni, e lo spettacolo ne risente in positivo: l'Inter reagisce subito, con Darmian, che costringe Perin a un grande intervento in tuffo. Siamo al 56', passano altri due giri di lancette e la Juve fa capire che non ha intenzione di mollare niente, con Morata che da sinistra scalda ancora i guantoni ad Handanovic. La partita adesso è nelle corde che voleva la Juve, anche se la manovra dell'Inter è sempre potenzialmente molto insidiosa: Perisic a sinistra crea fastidi, ma la difesa bianconera, guidata da Chiellini, regge, eccome se regge. Anzi, al 64' è di nuovo la Juve a farsi pericolosa, con un sinistro di controbalzo di Dybala su cross basso di Alex Sandro: Handanovic respinge. MA NON E' FINITA Scorre il cronometro, cresce il forcing dell'Inter, alla ricerca disperata del gol del pareggio. Pareggio che arriva, su calcio di rigore, al 79', concesso per fallo di Bonucci su Lautaro Martinez. Calhanoglu la calcia angolata, la palla sfiora il palo ed entra: di nuovo pari. Ed è un pari che non si sblocca più le due squadre cambiano molto, ma quello che non cambia è lo score: il 2-2 con cui si va ai supplementari. Nel primo tempo succede di tutto, ma non per i colori bianconeri: al 92' Sanchez scalda i guantoni a Perin, che si fa trovare pronto. Passano 7 minuti e arriva ancora un calcio di rigore per l'Inter, concesso dopo consulto del VAR per fallo di de Ligt su de Vrij. Dal dischetto è Perisic a trasformare, portando di nuovo l'Inter avanti. Il problema per la Juve è che la salita si fa ripida, perché al 102' proprio Perisic sigla la sua doppietta personale, con una conclusione imparabile dalla distanza, su assistenza di Di Marco. Il secondo tempo supplementare vede i bianconeri alla ricerca del gol che potrebbe riaprire ogni discorso, ma c'è stanchezza, fisica e forse anche mentale, per i tre schiaffi arrivati fra la fine dei regolamentari e il primo supplementare. Nulla da fare, la coppa va all'Inter. Fa male, ma l'applauso dei tifosi giunti a Roma, a fine partita, fa capire che da qui si riparte. SPONSOR & UNBOXING: https://www.youtube.com/watch?v=m6vCK... CODICE SCONTO: DELIO -10% I MIEI CONTATTI SOCIAL FACEBOOK: https://www.facebook.com/delio.petrelli TWITTER: https://twitter.com/delio_petrelli INSTAGRAM: @deliopetrelli TWITCH: https://www.twitch.tv/delio_postman #JUVENTUS #LiveReaction #FinoAllaFine #ForzaJuve